Maria Amalia di Sassonia e Carlo III di Spagna

Apro questa discussione per raccogliere le storie d’amore dei vari reali della storia..Reali che non si sono sposati solo per questioni politiche ma anche per amore.

Inizio con il postare la storia di due personaggi storici che mi affascinano:Maria Amalia di Sassonia e Carlo III di Spagna!

Nel 1737 Maria Amalia venne fidanzata con Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia, il futuro Carlo III di Spagna. Questo matrimonio fu considerato con favore dalla Santa Sede e significò effettivamente la conclusione della controversia diplomatica che Carlo aveva avuto con essa.

Quando Carlo nel 1737 per la promessa di matrimonio vide la sposa attraverso un ritratto, così scrisse alla madre Elisabetta Farnese: “ (…) farò secondo i suoi ordini M.M. (…) sembra molto bella e secondo la fisionomia, deve avere un genio ammirevole; assicuro vostra M.M. che sono molto felice del destino che, per la maggior parte, sua M.M. ha voluto darmi”.

Maria Amalia aveva il tipico aspetto nordico: alta, slanciata, bionda con gli occhi azzurri. Di temperamento lunatico e irascibile, colta, discorsiva e vivace.

La sposa 13enne aveva bisogno della dispensa del Papa per sposarsi, e per sanare un impedimento causato dal rapporto di parentela esistente. Insieme al permesso per farle attraversare lo Stato Pontifico e gli altri territori; e consentirle così, di raggiungere il Regno di Napoli. La dispensa arrivò il 1 Dicembre 1737. E la cerimonia nuziale avvenne per procura l’8 Maggio 1738 a Dresda; in dote, una somma complessiva di 90. 000 fiorini .
Il Sovrano Carlo fu rappresentato dal fratello maggiore della sposa Federico Cristiano. L’evento servì a dare pieno riconoscimento nel Diritto Internazionale al nuovo Regno; anche se i rapporti con la Santa Sede erano ancora tesi, si risolsero definitivamente solo quando il Papa riconobbe la validità dell’investitura data da Filippo V di Spagna al figlio Carlo.
La partenza dalla Polonia della sposa, veniva rimandata di giorno in giorno per i più svariati motivi. Trascorsero così, diversi mesi, e Carlo sempre più agitato, dimagriva a vista d’occhio; tanto che nelle Corti Europee si mormorava fosse tisico.

Come una mamma qualsiasi, Elisabetta rimproverò aspramente il figlio, perché praticava, secondo, lei troppi “exercices violents”.
Carlo la rassicurò, e cercò di moderare la propria impazienza.
Finalmente l’incontro tra i due sposi avvenne il 19 Giugno 1738 a Portella, paese al confine del Regno presso Fondi.

Il Ministro Bernardo Tanucci scrisse al padre Ascanio qualche giorno dopo: “ Venne finalmente la Regina Giovedì; fu ricevuta nel confine dal Re sotto un padiglione a tre navate; la di mezzo formava la sala, a mezzo della quale il Re la ricevè e le impedì di inginocchiarsi, trasportandola subito dall’altra parte”.
I festeggiamenti durarono a lungo con manifestazioni e tornei.

Il 3 Luglio Carlo, per l’occasione, creò l’Insigne e Reale ordine di San Gennaro, il più prestigioso ordine di Cavalleria del Regno.
Nel frattempo, Maria Amalia contrasse il morbo del vaiolo. La malattia si manifestò ai primi di Febbraio del 1739.
Carlo fu allontanato dalla moglie, e trasferito a Portici; mentre la Regina rimase nel Palazzo Reale di Napoli, amareggiata e annoiata dalla quarantena.
I corrieri più volte al giorno portavano le rispettive missive ai coniugi; ma la forzata lontananza intristì soprattutto il Re; ormai profondamente innamorato della moglie.

Quando finalmente Maria Amalia guarì, Carlo passando sotto le sue finestre la vide dietro alle vetrate; ne fu così emozionato da scrivere una lettera ai genitori in cui confessava tutta la sua felicità. Il 13 Marzo finita la convalescenza, gli sposi poterono riabbracciarsi. Il Re vide che il vaiolo le aveva deturpato il volto; ciò non gli impedì di continuare ad amarla.
Carlo notò pure, che durante la malattia, la sua sposa bambina era cresciuta, ed era ormai quasi una donna; tuttavia, bisognò aspettare gli inizi del 1740 perché fosse in grado di generare l’erede al trono.
Nonostante fosse stato un matrimonio combinato, le affinità c’erano; e l’unione andava rinsaldandosi sempre più.
Condividevano il piacere della caccia, e gradivano la solitudine; per sottrarsi ai rituali di Corte, a Napoli c’erano di rado, preferendo la quiete delle dimore di campagna, prive di cerimoniali.
Maria Amalia comunque amava Napoli, e adottò ben volentieri la sua cultura; in particolare amava giocare al lotto, e si concedeva diverse serate al teatro.

Il sovrano rimase sempre fedele alla consorte, condotta insolita in un’epoca in cui nelle corti l’amore era percepito principalmente come uno svago extramatrimoniale. Charles de Brosses, in visita a Napoli, circa il suo affetto per la moglie scrisse: «Ho notato che non vi è letto nella camera del re, tanto puntuale egli è ad andare a dormire nella camera della regina. Senza dubbio questo è un bell’esempio di assiduità coniugale».
Osservò una rigorosa castità anche quando nel 1760 la prematura morte della regina lo lasciò vedovo a soli quarantaquattro anni. Nonostante tutte le corti europee sperassero in un suo secondo matrimonio, forte delle sue convinzioni religiose rispettò una rigorosa astinenza sessuale, resistendo a pressioni politiche, proposte di alleanza, e a tentativi di seduzione.

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